Gobi March 2008     vai alle foto               
 
 
Giugno 2008. Gobi March.  Cina, deserto del Gobi. 250 km in autosufficienza in 6 tappe. 
 
Ho aspettato questa gara per più di un anno.Dopo la Liyian Challenge ho dovuto prendermi un periodo di riposo . Purtroppo ho dovuto interrompere la preparazione che stava andando alla grande nelle ultime otto settimane : Il solito tibiale mi ha fermato. Durante il volo per Pechino mi prendo pure la sinusite che sono costretto a curare con antibiotici fino al giorno prima della gara. La vigilia è comunque bellissima : Al contrario delle altre gare alle quali ho partecipato la Gobi March non ti isola dagli abitanti del posto. Anzi vivi a stretto contatto con loro, anche se la lingua è una barriera insuperabile. In Cina praticamente nessuno parla inglese. In questo remoto angolo della Cina nessuno sa che esiste l’Italia ne sono certo. Ma vivo una giornata con le popolazioni locali assistendo ai loro giochi a cavallo e alla loro vita quotidiana. 
 
I tappa. Durante il briefing il race director ci dice che la tappa è molto facile. Imparerò presto a non fidarmi dei briefing di Racing the Planet. La tappa è durissima, dobbiamo affrontare una decina di guadi di fiumi limacciosi, la temperatura è elevatissima, correre sui bordi delle risaie: un inferno. Ero arrivato con grandi aspettative, ma dopo 10 km i miei quadricipiti sono già cotti. MI difendo anche se praticamente cammino gli ultimi 10 km della tappa. Alla fine sono 8° . Sono deluso ma capisco che sarà una settimana terribile.  
 
II tappa. Al briefing ci dicono che questa è la tappa più dura. Al solito è l’esatto contrario. Di certo la più facile. Mi trovo presto al sesto posto con un canadese di grande sportività: certo Mehemet. Uno che allunga mentre faccio un bisognino! Vado bene fino all’ultimo Pc. Da li in poi è tutta discesa ma io me la faccio tutta al passo perché i mie quadricipiti non mi consentono di correrla.Recupero comunque una posizione in classifica. Ma non sono soddisfatto. 
 
III tappa. Si arriva a 3000 metri di quota . Gli ultimi dieci km sono su una salita infinita dove è impossibile correre. Cammino con un mal di schiena incredibile. Mi sembra di non arrivare mai. Alla fine finisco stravolto. Accolto da una signora medico lavativa come pochi: Mi sento malissimo ma lei dice che va tutto bene.La mando a quel paeset ra me e me... Non so come mi ritrovo al sesto posto in classifica.  
 
IV tappa . Le sorprese di questa corsa senza senso non sono finite. Ci fanno lasciare lo zaino per inerpicarci su per una cresta fino ad  arrivare agli cancelli del Paradiso e ridiscendere lungo lo stesso percorso dal quale siamo saliti ancora invaso dai più lenti che salgono. Decido che il tracciatore merita tutti i miei complimenti. Deve essere un genio:non vedo l’ora di conoscerlo. 
Dopo questa simpatica salita dobbiamo scalare altri sette colli tutti egualmente pericolosi. Alla fine riesco a cadere in un dirupo. Un bel salto di testa di 5 sei metri.Incredibilmente non mi faccio nulla: un graffio ad un dito. Un quadricipite mi si blocca e continuare diventa un calvario. Mi riprendono in 100 forse più. Devo camminare dove finalmente potrei correre.Alla fine dobbiamo attraversare un fiume e l’acqua gelida mi sblocca il quadricipite. Ricomincio a correre e in 10 km recupero molte posizioni: Alla fine sono 11° in classifica nonostante tutto mi sono salvato. Ancora non so che il peggio deve arrivare. 
 
V tappa. La tappa più lunga. L’obiettivo è quello di mantenere la posizione, sono il primo degli europei e rimane un bel risultato anche se certo non è quello che avevo sperato prima di partire. Parto bene sono concentrato e deciso. I primi 15 km li faccio alla grande. Sono finalmente con i primi. Poi arriva un tratto di discesa tecnica. Difficile e impegnativa i migliori si buttano giu a capofitto io invece vengo superato anche dalle nonne. In pianura cerco di rimediare e probabilmente li comprometto definitivamente la mia gara. Riprendo molti e mi ritrovo di nuovo non con i primissimi ma con i miei avversari di classifica. Al quarantesimo km mi rendo conto di fare troppa fatica. Sono rosso come un gambero. I giorni precedenti siamo sempre partiti presto e non ho mai passato tanto tempo esposto al sole. Adesso sono rosso come un gambero e la mia pelle inizia a squamarsi.Al cinquantesimo sono cotto a puntino. Mi fermo per farmi l’R2 e riparto : Appena partito mi rendo conto di aver sbagliato. Dovevo fermarmi al Cp e recuperare. MI trascino ormai camminando fino all’ultimo pc: sta venendo notte. Sono distrutto. Esausto. I piedi mi fanno un male incredibile e le forze non ci sono più. Ho pure finito le barrette. Al contrario di quanto promesso non cè acqua calda quindi non posso neppure prepararmi qualcosa da mangiare. MI infilo nel sacco a pelo. Sfinito e con il morale sotto i piedi. Aspetto l’alba mi tiro su come uno zombi e riparto per gli interminabili ultimi 10 km. Di correre non se ne parla: Vedo bambini che mi guardano come uno spettro: Devo essere veramente spaventoso . Una settimana senza lavarmi, rosso come un gambero la pelle che si stacca dal corpo. Arrivo.Fortunatamente è finita.  
 
VI tappa. L’ultima tappa è la sintesi della mia esperienza alla Gobi March. Decidiamo con il mio amico Giuliano Pugolotti di arrivare insieme. Partiamo a gruppi e Giuliano è nel gruppo che mi precede. Mi deve aspettare lungo il percorso . Riusciamo a non incontrarci!!! Siamo due deficienti in giro per deserti!!!  
Finalmente torno a casa. Non mi sono divertito!!! Ma forse si era capito!! 
 
 
 
 
 
 
Cina - Deserto del Gobi 
 
 
 
 
 
 
 
cammello selvatico del Gobi 
 
 
 
 
 
 
Abitanti del Gobi, Cina 
 
 
 
 
 
 
Gobi March 2008