Libyan Challenge 2007  vai alle foto         
 
Marzo 2007. Libyan Challenge.  
Libia. Deserto dell'Akakus.190 km no stop in autosufficienza e orientamento. 7° assoluto. Miglior risultato di sempre di un atleta italiano. 
 
La mattina della partenza in autobus le batterie si caricano a mille. Tutto grazie al mitico Giuliano Pugolotti. L’ho conosciuto sull’aereo che ci ha portato da Parigi alla Libia : Giuly è un uomo assolutamente fantastico. Al di là che i suoi processi mentali sono imperscrutabili per il sottoscritto, è una persona con un carattere e una forza di volontà impensabili. La sua Libyan Challenge meriterebbe un romanzo. Comunque sull’autobus la sua chiacchiera infinita spazza via tutti i dubbi della vigilia. Arrivo a questa gara con un ultimo mese  tribolatissimo: influenze, tonsilliti e altro mi hanno debilitato dopo una preparazione che mi aveva portato a fare allenamenti di 100 km,  metà dei quali sulla sabbia. Giuliano nella mezz’ora di trasferimento mi carica a palla. Gli dico “arriverò tra i primi dieci”. Partiamo: l’obiettivo è quello di essere il primo degli italiani ma so che è difficile. Alessandro Cucco è un bravissimo atleta e so che si è preparato con cura. Di Giuliano so poco ma da come ha preparato lo zaino, nel bungalow ho capito che era un novizio. La partenza: come al solito gestisco, so che la gara è lunga 190 km. La domanda è: riuscirò a non fermarmi? Dopo il primo cp dove arrivo già in buona posizione ( lo zaino di soli 3.5 kg aiuta), inizio a spingere. Purtroppo cado durante una ripida discesa e vengo ripreso da un francese con il quale procedo di conserva fino al cp successivo. Lui sa usare il gps molto bene e io che sono alla prima esperienza imparo da lui. Al cp si ferma un tempo lunghissimo. Io fremo per ripartire ma lui si prende tutto il suo tempo. Ci superano e riprendono in tanti. Il tratto tra il cp2 e il cp3 è il più lungo ma anche molto facile. Riprendiamo molte persone che ci avevano superato e ci troviamo in un gruppetto di 5 con anche la fortissima inglesina Sharon Gayter , una vera campionessa. Purtroppo il ritmo cala e io smanio e cerco di stimolare il gruppo a sfruttare la luce del giorno. Alla fine rompo gli indugi e lascio gli altri dopo avergli detto che sembrano a fare una passeggiata sulla Promenade des Anglais . L’unica che mi segue è l’inglese e poco dopo riprendiamo il primo degli atleti di casa, Ismael qualcosa. Purtroppo inizia la sabbia vera e mi accorgo di aver clamorosamente sbagliato il tipo di ghette . La sabbia mi sta massacrando i piedi e il dolore si fa insopportabile. Al cp4 km 100 devo fermarmi 45 minuti per farmi medicare. Il peggio è che dovrei correre altri 90 km con i piedi martoriati. Ma non voglio un’altra sconfitta. Riparto insieme a Sharon e a Ismael, ma dopo pochi km devo lasciarli andare . Sharon non è molto convinta, ha paura di passare la notte sola nel deserto ma se vuole fare bene deve andare. Li vedo allontanarsi con un po’ di rabbia ma anche un senso di liberazione: per me cercare di tenere il loro passo era impossibile e adesso posso fermarmi quando voglio per svuotare le scarpe dalla sabbia. 
Arrivo al cp 5 120 km: nuova sosta di un’ora per medicarmi. Mi offrono un caffè e mentre mi medicano mi addormento, non sento nemmeno che mi tolgono i cerotti imbevuti di sangue tanta è la stanchezza.  
Riparto, sono sesto nonostante tutto. Il terreno si fa un po’ più facile ma io corro come uno con le stampelle, ma non voglio mollare. Al cp successivo vengo raggiunto da Michel Deschamps : che immediatamente dopo il cp prova a staccarmi. Io ho i quadricipiti massacrati: non spingendo più con i piedi corro con la gamba rigida, ma comunque resisto. Devo sembrare un soldatino. Arrivare al cp 7 è dura c’è una discesa difficile e lì Deschamps prende un bel vantaggio. Poi al cp mi fermo un’ora e più, c’è la podologa che si prende cura dei miei piedi. Riparto, adesso vedo l’arrivo… si fa per dire, mancano 60 km. Vedo che Deschamps e un altro che mi avevano superato al cp sbagliano clamorosamente direzione. Io riesco a riprenderli e al cp 8 decido si saltare le medicazioni. Mi offrono una coca fredda, bellissimo. Dico a Deschamps andiamo insieme ormai non ha senso farsi la guerra per guadagnare un posto da sesto a settimo. Lui di navigazione con il gps non capisce nulla. Per dirla tutta sembra uno che gira a caso nel deserto. Dopo fatiche infinite , gli ultimi 30 km sono tutti su sabbia soffice, arriviamo a 1 km dall’arrivo dove il mitico Michel riesce a farmi sbagliare strada. Vede una luce a 90° dalla direzione che dovevamo seguire e dice “l’arrivo l’arrivo!”; io come un cretino gli vado dietro e ci troviamo in un allevamento di dromedari. Filo spinato ovunque : Ormai Ghat è vicina ma noi abbiamo perso l’orientamento . Siamo in mezzo a dune altissime, invalicabili. Siamo in due e qualcuno , non io, popone di ritirarci. Lo mando a quel paese in tutte le lingue del mondo : ho sofferto 188 km per ritirarmi adesso? Roba da matti. Ho pure finito l’acqua : decido di tirare fuori le palle e nonostante il dolore insopportabile mi scaravolto su e giu per le dune fino a che non trovo la retta via. All’arrivo sono stravolto. Scopro di essere 8° . Va bene !! Sono sfinito, mi trascino alla tenda medica!!! Mi dicono con quei piedi niente doccia. Fantastico. Mi trascino al bungalow e dormo . Sono stato  in movimento 39 ore!!!!  
 
 Libia - Akakus 
 
 
 
 
 
Libia Deserto dell’Akakus 
 
 
 
 
Libia - deserto dell’ Akakus 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Deserto libico